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Romaeuropa: Oumou Sangaré, l’ambasciatrice della musica africana nel mondo il 22 settembre all’Auditorium Parco della Musica

Giulia Di Giovanni GDG press

Cantautrice del Mali, stella di prima grandezza della scena internazionale, premiata con un Grammy nel 2010, Oumou Sangaré presenta sabato 22 settembre il suo ultimo album Mogoya (Sala Sinopoli, Auditorium Parco della Musica ore 21.00) per la 33esima edizione del Romaeuropa Festival.

Ambasciatrice della musica africana nel mondo, insignita nel 2001 dell’International Music Council/Unesco Music Prize per il suo contributo “all’arricchimento e allo sviluppo della musica, della pace, della comprensione tra popoli e della cooperazione internazionale”, dal 2003 è anche Ambasciatrice di buona volontà della FAO. Oumou è molto più di una semplice cantante: esponente della lotta per i diritti delle donne, da sempre schierata contro i matrimoni combinati e la poligamia, portavoce della sua generazione, è un vero e proprio fenomeno sociale, per i valori che incarna e per i quali si batte. Una donna africana che dice sempre ciò che pensa senza mai tirarsi indietro.

“In Africa, nelle nostre città, quello che hai da dire quando canti è considerato molto importante. – Racconta – così io uso la musica per tradurre le mie opinioni su alcuni temi che mi stanno molto a cuore. Ogni volta che scrivo una nuova canzone la gente aspetta principalmente di sentire cosa ho da dire. Questo mondo è malato e c’è molto lavoro da fare per guarirlo. Io cerco di aiutarlo per quello che posso e con quello che so fare meglio”.

Firmato insieme al team di produzione A.l.b.e.r.t (già collaboratore dei Franz Ferdinand), Mogoya vede la collaborazione di Tony Allen e segna un cambio di direzione nella carriera dell’artista: Sangaré si rivolge a un pubblico di ragazzi e ragazze pronti ad ascoltare le sue storie e i suoi consigli di vita .

“Mogoya è il risultato di molti anni di carriera e di duro lavoro. Durante questi anni, collaborando con tantissima gente diversa, sono stata capace di osservare e di apprendere molto sulla mentalità delle persone. Qui, in Mali o più generalmente in Africa, l’onestà sta perdendo il suo valore. Le persone non sono più sincere come erano un tempo. Ma la sincerità è molto importante. Devi essere sincero nella vita, devi essere onesto! Ho cantato e canto di tutto questo perché, nella mia patria, noi musicisti siamo visti come degli educatori. Educhiamo, ad esempio, attraverso le nostre parole. Quando nella tua società vedi qualcosa che si sta rompendo e sgretolando, devi parlarne. Dobbiamo prenderci cura della nostra dignità, delle nostre parole, e avere rispetto per le parole che scegliamo”.

Nata a Bamako nel 1968 da genitori emigrati dalla regione a sud del fiume Niger conosciuta come Wassoulou, nel 1986 viene invitata ad unirsi al gruppo di percussioni tradizionali Djoliba per un tour europeo. Dopo questa breve esperienza Oumou decide di formare un proprio gruppo e forgiare un proprio sound basato sugli stili della sua terra d’origine, Wassoulou, nato dal connubio tra l’antica tradizione dei rituali di caccia e i canti devozionali, la preghiera e il raccolto, con melodie costruite su scala pentatonica. Quando pubblica nel 1989 Moussolou, il disco vende oltre 200.000 copie, facendo impazzire il pubblico e i fabbricanti di cassette pirata. All’età di 21 anni, Oumou è già una stella. Ma è solo grazie all’interessamento del leggendario chitarrista Ali Farka Toure che comincia a varcare con forza i confini africani. Nel 1991 l’etichetta inglese World Circuit acquista i diritti internazionali dell’album e comincia a far conoscere la sua musica in tutto il mondo. Tra le sue collaborazioni, il contribuito alla colonna sonora di “Amatissima”, adattamento cinematografico del libro del Premio Nobel Toni Morrison, e la partecipazione da protagonista all’album di cover “The Imagine Project” di Herbie Hancock, vincitore nel 2011 del Grammy Award. Fino ad oggi – a sette anni dal precedente “Seya” – con la pubblicazione a maggio 2017 del nuovo “Mogoya”, il primo sull’etichetta francese Nø Format.

A Roma, promette, “Voglio portare un pezzo di Africa in Italia, voglio comunicare con il mio pubblico attraverso la musica e invitarlo a danzare, portare un messaggio di unità”.

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