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L’intelligenza artificiale migliorerà le nostre condizioni di lavoro. L’opinione di Giorgio Maggioni

Isabella Lopardi

L’intelligenza artificiale: è uno degli ambiti scientifici in fermento. Lo sviluppo delle conoscenze è rapido. Nel quotidiano ci interessa come queste scoperte possano essere applicate alle nostre attività pratiche.

Macchine sempre più sofisticate sono poste in rapporto con l’essere umano: ci sono differenze e ci sono punti in comune, poiché l’uomo ha creato l’intelligenza artificiale a sua immagine. Sull’argomento, si apre al dibattito. Giovedì 18 ottobre, presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, si svolgerà il convegno “A.I. am Human”. Ma come l’intelligenza artificiale è destinata a incidere sulla società? E sul modo di fare impresa? Si è espresso in argomento Giorgio Maggioni. comunicatore, esperto e sviluppatore di modelli di business on line, specializzato nella Pmi, nonché docente di Web marketing per l’internazionalizzazione d’impresa. Ha risposto alle nostre domande: ecco come ha analizzato la situazione attuale.
Che cosa accadrà quando i robot penseranno come o meglio di noi? E che impatto avrà sulle Pmi?
“La creazione di intelligenze artificiali è un’attività gestita e creata dall’uomo. E’ bene non dimenticarlo mai: altrimenti incorriamo nell’errore di pensare che diventerà tutto come è stato immaginato in alcuni film di fantascienza degli anni ‘70 e ‘80. Dunque perché temere questa nuova tecnologia, che inevitabilmente migliorerà la nostra vita? Domotica e robotica sono tecnologie ben consolidate, ma si possono definire intelligenze artificiali? Dipende. Il fatto che le tapparelle di un’abitazione si possano abbassare o alzare all’alba o al tramonto, è indubbiamente comodo, ma non è certo intelligenza artificiale. Il piccolo robot che ci lucida la casa, è comodo, ma anch’esso non è intelligenza artificiale. Lo stesso discorso riguarda il tagliaerba. Ricordate Turing e il gioco dell’imitazione? Capireste che avete di fronte una macchina, qualora li aveste come interlocutori dietro una spessa tenda? Probabilmente sì.
Un esempio un po’ più evoluto si riscontra nell’utilizzo delle chat bot”.
Di che cosa si tratta?
“Spero di chiarire un po’ le idee. È semplicemente un software che simula una discussione, come se fosse un interlocutore fisico. Ho esperienze nelle quali l’interlocutore, che stava dall’altra parte del monitor, era talmente soddisfatto delle risposte che il sistema forniva (si parla comunque sempre di testo scritto) che alla fine, quasi quasi chiedeva un appuntamento a Valentina. Questo era, in effetti, il nome con il quale si presentava il risponditore. La compilazione del database che ho impostato rispondeva a una matrice di domande (con la definizione delle relative risposte), che ragionava su una matrice “di prodotto” e una matrice “di utilizzatore”(Nel web le stesse logiche sono utilizzate per i motori di raccomandazione, che filtrano i contenuti a favore dell’utente)”.
Come funziona?
“Se ami la Traviata di Verdi, probabilmente ti piace anche l’Aida. Sei dunque un appassionato di musica operistica (matrice di prodotto). Se hai 30 anni, sei donna, e sei un consumatore abituale di omogeneizzati, è molto probabile che tu sia una neo-mamma (matrice di utilizzatore). Se sei una donna e hai 30 anni, e due anni fa hai comprato un biglietto alla Scala, forse adesso è inutile che ti venga riproposto l’acquisto, perché probabilmente hai un figlio piccolo. Si tratta, certamente, di un’analisi facile, se la attuiamo su una referenza. Ma se i dati da analizzare sono qualche migliaio, l’intelligenza artificiale sarà indispensabile”.
L’intelligenza artificiale migliorerà le nostre condizioni di lavoro?
“Certamente. In un futuro molto vicino si suppone che l’intelligenza artificiale provocherà una riduzione del tempo lavoro dell’50% (anche se questa stima mi sembra eccessiva), con un relativo incremento della produzione del 70%. Detto questo, non è corretto pensare che le macchine sostituiranno l’uomo, ma sicuramente suppliranno al suo operato in alcune attività, non necessariamente ripetitive. Una chat bot non verrà soltanto in aiuto alle grandi imprese, ma anche a fioristi, ristoratori, parrucchieri. Gestire la clientela attraverso un’intelligenza artificiale permetterà di smistare le domande ed eliminare i tempi di attesa. Inoltre è un infallibile accumulatore di dati, che se ben analizzati, permetteranno loro di creare per ognuno dei loro clienti un profilo personalizzato. Perché, dunque, temere l’intelligenza articiale? Ricordiamoci che se è vero che siamo lavoratori, è altrettanto vero che siamo consumatori. Saremo proprio noi a ottenere i maggiori benefici da questa realtà, che progredisce a vista d’occhio.

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