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“Ora Zero” di e con Marco Damilano al Palladium il 22 novembre: la figura di Moro e il tramonto della Repubblica

Michela Rossetti GDG Press

“Siamo quasi all’ora zero: mancano più secondi che minuti”, scrisse Aldo Moro in una delle sue lettere dalla prigionia, riferendosi alla propria vita ma anche alla fine di un sistema politico.

Giovedì 22 novembre alle ore 20.30 sul palco del Teatro Palladium di Roma (ingresso libero fino ad esaurimento posti) arriva Ora zero di e con Marco Damilano, per la regia di Antonio Sofi, a chiudere l’anno che segna il 40° anniversario del barbaro omicidio del grande statista, figura emblematica che ha segnato la Storia della Repubblica Italiana. Un percorso di parole, immagini, video per raccontare la figura di Moro e cosa sia successo nei decenni successivi, senza di lui e senza la politica: un’eterna ora zero.

Damilano, giornalista e direttore de l’Espresso, autore di “Un atomo di verità. Aldo Moro e la fine della politica in Italia” (Feltrinelli 2018), è affiancato in scena dall’attore Emanuele Caiati – nipote di Moro, figlio di Agnese – che leggerà brani dalle lettere, gli scritti e i discorsi dello statista.

Il sequestro di Aldo Moro – compiuto dalle Brigate Rosse il 16 marzo e il cui corpo senza vita fu ritrovato il 9 maggio 1978, dopo 55 giorni di prigionia – ha contrassegnato la fine di una generazione, la sua morte, il tramonto della Repubblica.

Marco Damilano ha deciso di tornare a quell’istante, per indagare le traiettorie che, a partire da uno dei capitoli più cupi della storia italiana, si sono dispiegate fino a oggi.

Getta luce sul punto in cui la drastica interruzione di una stagione politica si incontra con le vicende personali di una generazione, che tra il 16 marzo e il 9 maggio 1978 assiste alla fine di un’epoca. Dopo via Fani, secondo Damilano, comincia la lunga fine della Prima Repubblica. Un racconto autobiografico che attraversa la dissoluzione della Dc, la morte di Berlinguer, la caduta del Muro, Tangentopoli e la latitanza di Craxi in Tunisia, fino all’ultima stagione, inaugurata dalla sua metafora televisiva: il Grande Fratello. Arriva a Berlusconi, a Grillo e a Renzi, i protagonisti di una politica che da orizzonte di senso e di speranza si è fatta narcisismo e nichilismo, cedendo alla paura e alla rabbia.

“Datemi un milione di voti e toglietemi un atomo di verità e io sarò perdente” è una delle frasi più emblematiche di Moro che ben rappresenta cosa ha perso l’Italia con la sua morte.

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