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E-commerce: in principio c’era il piccolo negozio (oggi non soltanto)

Isabella Lopardi

E-commerce: una maniera anglosassone per dire “commercio elettronico”. In Russia, lo scorso anno, esso ha raggiunto 13,7 miliardi di euro. Per il 2018, è attesa una crescita a 17 miliardi di euro.

C’è di più. Leggiamo il rapporto di Morgan Stanley. Nel 2023 l’Ecommerce russo raggiungerà i 46 miliardi di euro, raggiungendo quindi una crescita del 170%. Ma volgiamo lo sguardo all’Italia e chiediamoci in che modo l’e-commerce possa fare al caso nostro.
Abbiamo interpellato in argomento Giorgio Maggioni, comunicatore, esperto e sviluppatore di modelli di business on line, specializzato nella Pmi, nonché docente di Web marketing per l’internazionalizzazione d’impresa. Ha risposto alle nostre domande.

Siti e-commerce: sono un successo o perdita di tempo?
“Se lo chiedono molti dei miei clienti, soprattutto coloro che finora non hanno ancora notato che il cambiamento non è in atto: c’è già stato. È inutile chiudere i centri commerciali, quando Amazon non chiude mai. Ho un cliente, per me importante, che ha la sede in un piccolissimo paese della Valsassina. Dove la strada finisce. Non puoi capitarci per caso, devi scegliere di andarci. Sono al lavoro al livello della sua attività (seppur in maniera non continuativa) dal 1995 e ricordo che i primi anni mi chiedevo: “Se il primo supermercato è a due ore di auto da qui, e mi dimentico di comprare l’integratore alimentare che tanto mi fa bene, che cosa faccio?” Sfido chiunque a cercare un integratore in un alimentari di un paesino. Tantomeno in farmacia (comunque, bisogna raggiungere il paese vicino).
Ora, nel 2017, la domanda non ha più il medesimo significato. Anzi, forse non mi porrei neanche più il quesito. E’ sufficiente rivolgersi ad Amazon prime e domani ho l’integratore a casa mia. Inoltre, se sono un consumatore abituale dello stesso tipo di prodotto, Amazon mi propone la “Dash button” che registra i miei acquisti ricorrenti e in automatico me li ripropone. Come appare chiaro, i siti e-commerce non sono una perdita di tempo”.

Fare un sito e-commerce di successo: da quali dati non si può prescindere?
“Buona domanda. Che cosa intendo, innanzitutto, per successo di un sito di commercio elettronico? Bisogna fare una serie di distinzioni. Ci sono aziende che si sono arrangiate a fare il loro primo sito (non e-commerce) e per loro ciò è già motivo di orgoglio, soprattutto se paragonato a realtà che spendono cifre importanti (ma loro sono più furbi). Il sito che li rappresenta è formalmente indipendente dalle vendite che ottengono. Esso le potenzia indirettamente. Ci sono poi aziende che, per sopravvivere, devono vendere. Le vendite “quotidiane” sono il loro sostentamento. Alcune vendono fisicamente, oltre che on line. Per comodità, quindi, facciamo subito una distinzione tra chi vuole trarre profitto “diretto” on line, e chi invece vuole dal web solo nuovi contatti e nuovi clienti. La distinzione è fondamentale, perché si tratta di contesti diversi sia dal punto di vista strategico, sia come obiettivi. Un sito internet di successo raggiungerà i risultati che si è proposto: purché essi siano stati scelti nel modo giusto”.

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