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Jobciak: i giovani riprendono il lavoro (la parola all’esperto)

Isabella Lopardi

Bisogna fotografare la realtà giovanile: come rendere palese il modo in cui i giovani vedono il mondo? Ecco la risposta: non c’è strumento migliore di un video. Oggi, il video è ovunque. E’ una buona idea dare voce ai ragazzi, attraverso gli strumenti con i quali sono soliti esprimere loro stessi. Parte da questo assunto Job Ciak – i giovani riprendono il lavoro, il primo video contest organizzato da Uil e Uil.tv.
E’ tramontato il mito del posto fisso: la parola d’ordine è flessibilità. Sono all’ordine del giorno lo smartworking e l’impresa 4.0. Pensate a come si rivolgono a tale realtà coloro che, di età non ancora matura, cercano il primo posto di lavoro, tentano di affermarsi professionalmente, formano le proprie competenze. Se volete saperlo, date loro la parola, domandatelo a loro, guardando i loro video.
E per chi i video vorrebbe girarli? La partecipazione al concorso è gratuita e aperta a tutti i cittadini, di qualsiasi nazionalità di età compresa, naturalmente, tra i 18 e i 35 anni.
La seconda edizione sarà presentata venerdì 16 novembre in via Enrico Albanese a Palermo, nella sede della Uil Sicilia alle ore 15,30.
Bisogna inviare un video entro il 15 febbraio 2019.
Può partecipare al concorso esclusivamente l’autore, il quale può proporre un unico video. In presenza di più autori la domanda di iscrizione deve essere posta in essere da uno solo di essi, allegando un’autocertificazione che attesti l’avvenuta delega da parte dei co-autori.
Sono ammesse al concorso soltanto opere originali ed elaborate o sottotitolate in lingua italiana, di qualsivoglia stile di narrazione e genere, tecnica video e tipologia narrativa. Le opere devono avere una durata massima di 20 minuti, compresi i titoli di coda.
Ma come fare un buon video?
Abbiamo chiesto a Giorgio Maggioni, comunicatore, esperto e sviluppatore di modelli di business on line, specializzato nella Pmi, nonché docente di Web marketing per l’internazionalizzazione d’impresa. Si è espresso in questo modo.
Bisogna essere coerenti quando si comunica con un video?
“I docenti più à la page parlano di ‘comunicazione coerente e continuativa’. A me piace trasmettervi quella che è la mia soluzione. Mi sono accorto che esistono delle regole ben precise, che se vengono seguite (senza farcene però un tormento) portano sempre a miglioramenti costanti. La soluzione è vecchia come il mondo, ma si può riassumere in “se devi fare una cosa e non la sai fare, falla fare a chi è capace. Oppure studia come farla bene”.
Come fare bene un video, dunque? Ha qualche segreto?
“Ogni video che ho girato ha avuto questo schema. Si tratta delle mie sei regole della mia comunicazione (altri dicono 9, alcuni 12, e chi più ne ha più ne metta…) e non è detto che funzionino anche per voi. Ma, poiché ho elaborato uno schema mentale, ve le suggerisco.
1. Idea — quello che dico deve essere originale
2. La variazione dell’idea — Se quello che devo dire è trito e ritrito, devo trovare un modo originale per dirlo. Devo porre creatività non nel contenuto, ma nello svolgimento. In una rete americana, si sono inventati l’idea di programmare un telegiornale che riportasse le notizie più rilevanti della giornata. Non è una grande idea. Sì, ma nessuno, prima di allora, aveva letto il telegiornale spogliandosi. Era nato in quell’istante nakednews. Ognuno, se crede, può dissentire (anch’io), ma funziona.
3. Tono — la credibilità. Quel che dico deve essere riconosciuto come qualcosa di attendibile
4. Ritmi — facciamo in modo di non addormentarci con la telecamera in mano. Un montaggio ritmico è coinvolgente, ma non facciamone neanche uno da crisi epilettica
5. Stile — Se decidiamo di fare una serie di video e non un video spot, cerchiamo di mantenere sempre lo stesso stile
a. Una testa
b. Un contenuto
c. Un tono di voce (non inteso solo come il volume)
d. Una durata
e. Una chiusura
6. Crescita — è la cosa più difficile da misurare. Se hai finito le cose da dire… basta. Spegni la registrazione, altrimenti annoiamo”.

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