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Un cuore riemerso dall’inferno. Roberto Fontolan intervista Farhad Bitani. Centro Culturale Roma

Centro Culturale Roma

Giovedì 16 giugno presso la sala di Via degli Astalli 17 alle ore 19.30 si terrà l’incontro dal titolo Un cuore riemerso dall’inferno con l’ex ufficiale dell’esercito afghano Farhad Bitani.
Farhad Bitani, nato nel 1986, è un ex-capitano dell’esercito afghano. È cresciuto immerso nella guerra, che ha vissuto prima da vincitore, in quanto il padre è tra i protagonisti della vittoria afghana contro i sovietici, e poi da perseguitato, perché prima il padre e poi lui in prima persona si sono trovati sul fronte avverso ai talebani, che, nel frattempo, erano saliti al governo del loro Paese. Ha compiuto i suoi studi militari in Italia, ma un giorno del 2011, mentre era in vacanza, è accaduto un fatto che ha cambiato la sua vita e che lo ha portato alla decisione di lasciare le armi. Si è trasferito definitivamente in Italia come rifugiato politico e ha deciso di spendere la propria vita per costruire la pace e testimoniare l’assurdità e il delirio della guerra.

In L’ultimo lenzuolo bianco Bitani racconta la sua storia e quella del suo Paese, quello che ha vissuto in questi anni: «Sono tante, forse troppe, le cose che ho visto nei miei primi ventisette anni di vita. Adesso le
racconto. Lascio le armi per impugnare la penna. Traccio i fatti senza addolcirli, senza velarli. Dopo aver vissuto l’infanzia, l’adolescenza e la prima giovinezza nell’ipocrisia, ho un tremendo bisogno di verità».

E, parlando dello stesso libro, Domenico Quirico dice: «Quando andrò in Afghanistan per raccontare la ritirata, l’ennesima, dell’Occidente, porterò con me questo libro di Farhad Bitani. Perché raramente ho sentito, in un libro che parla di molte cose, l’odore della guerra: fumo, sudore pane stantio e immondizie. È l’odore delle cose che non sono più e non sono ancora morte. La vita non l’ha ancora afferrata questo giovane afghano: ella ha per lui un’aria di inafferrabilità. Ma in questo libro è già stata ridotta in minimi termini. C’è tutto, anche se in linee sottilissime. Racconta cose terribili e piccoli gesti della vita quotidiana che, in quello spazio, hanno un significato arcano e difficile. Guarda dentro con infinita pazienza. Racconta di qualcuno che è stato ucciso. Le parole non esprimono emozione: è un fatto. Si nasce, si combatte,
gli amici muoiono, i nemici muoiono, si muore noi stessi».

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