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PELLE. Esce ‘Felice Davvero’ Trap Melodico nel secondo singolo della nuova scommessa di Quadraro Basement

Barbara Andreoli HF4

Con 23:23 ci ha raccontato il baratro, la tristezza e la disperazione che può spingere un ragazzo di vent’anni a farla finita, ora Pelle continua il racconto di una storia vera – la sua – parlando di amore, per la musica, per la vita, per una donna, con Felice Davvero, il nuovo singolo in uscita il 21 feb-braio 2020.

Un singolo che arriva dopo i primi riscontri ricevuti da 23:23, e che prosegue il percorso dell’artista con tinte più soft, andando a presentare al pubblico e alla critica una trap quasi d’autore, attenta ai contenuti, che pesa una per una le parole, per restituire a chi ascolta le tante sfumature della felici-tà. Di una felicità che arriva davvero, e che ci aspetta, se la sappiamo raccogliere e vedere, oltre il baratro.

Dopo 23:23 primo singolo che rappresenta una lettera d’addio alla vita, scritta in un momen-to di massima depressione, Felice Davvero narra il momento luminoso della prima rinascita, e lo fa con melodia e ritmo, parole ed evocazioni. Un secondo passo verso l’uscita dell’album di debutto del rapper milanese: Assolo, in uscita nel 2020.

In Assolo Pelle mostrerà la sua natura di un narratore di emozioni, prima di tutto quelle vissute sulla “sua pelle”: dalla depressione e la solitudine alla forza e il coraggio. Un concept album, il viaggio di una generazione alla scoperta e alla ricerca della serenità attraverso un sound rap e pop dai contenuti quotidiani affidati a un uso della parola ragionato e attento. Dentro ci sono i viaggi di Stefano, gli incontri e la vita di un giovane 26enne “di provincia”: c’è Milano, Londra, Bar-cellona, Jericoacoara, Miami e Ibiza. C’è il suo modo di amare, il modo di amare di un’intera gene-razione, c’è voglia di amare e di sentirsi amati.

Mi chiamo Stefano Pellegrino, in arte Pelle, ho 26 anni e sono nato a Gattinara, un paese di provin-cia. Un paese in cui è difficile crescere se non hai occhi per vedere oltre i confini di una microsocie-tà con sogni di piccolo taglio. Fu mia madre a persuadermi a scappare letteralmente da quel posto, lei sapeva bene cosa voleva dire sentirsi imprigionati in una vita che non desideri e non voleva che questo accadesse anche a me. Fino a quel momento però, la vita mi strappò dalle mani la possibili-tà di avere un’infanzia felice. L’argomento principale di cui sentivo sempre discutere in casa erano i soldi. Quei maledetti soldi. Non bastavano mai, né per avere ciò che gli altri avevano, nè per riusci-re ad intravedere un velo di serenità sul volto dei miei. E così, errore dopo errore eravamo rimasti intrappolati in quella che Robert Kyosaki definisce la “corsa del topo”, un labirinto di debiti in cui una volta entrati è difficile uscirne. Io però la mia fuga l’avevo trovata: la scrittura.

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